Collaborazioni etero-organizzate alla luce degli ultimi interventi legislativi

Newsletter 1/2020

La Legge di conversione n. 128/2019 ha convertito il D.L. n. 101/2019, recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali, integrando la disciplina in materia di collaborazioni etero-organizzate e introducendo nuove norme circa il lavoro svolto tramite piattaforme digitali.

Di seguito una sintesi circa le principali novità in materia giuslavoristica, attinenti il conflittuale tema della etero-organizzazione, che potrebbero incidere nella qualificazione e nella gestione dei rapporti contrattuali in essere tra datori e prestatori di lavoro.

L’art. 1, comma 1, lett. a) ha modificato la definizione di “rapporti di collaborazione” rientranti nella disciplina del lavoro subordinato, applicabile, ormai, anche ai rapporti di collaborazione che si esplicano in prestazioni di lavoro prevalentemente – e non solo “esclusivamente” – personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente, anche ove l’organizzazione non riguardi tempi e luoghi di lavoro.

Tra i rapporti di collaborazione cui si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato vi sono, inoltre, anche quelli organizzati mediante piattaforme anche digitali.

Viene, peraltro, introdotta una disciplina ad hoc atta a regolamentare le tutele minime per i lavoratori autonomi svolgenti attività di consegna di beni per conto di altri, cd. riders, che si muovono, prevalentemente in aree urbane con l’ausilio di determinati veicoli (anche ove l’organizzazione fosse gestita tramite piattaforme digitali) e qualora non si valichi nella nozione di lavoro dipendente.

E’ introdotta, in materia, la forma scritta ad probationem ed un obbligo di informazione in materia di sicurezza e sui diritti dei lavoratori, con rimando alla contrattazione collettiva circa la definizione del compenso complessivo, in assenza del quale deve essere garantito un compenso minimo parametrato ai minimi tabellari stabiliti dai contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti, oltre ad una indennità non inferiore del 10% per le prestazioni svolte in condizioni di disagio. Ed, inoltre, il divieto di discriminazione, protezione dei dati personali dei collaboratori, di copertura assicurativa obbligatoria per infortuni e malattie professionali.

Può concludersi che tale riforma risulta di non facile interpretazione concreta e, certamente, non risolve il dualismo da sempre esistente tra il concetto di autonomia e subordinazione ancora incentrata sull’elemento della etero-direzione, soprattutto in settori merceologici in espansione ed ormai largamente diffusi, ove il lavoratore è privo di tutele certe ed il “committente” “datore di lavoro” non sa come muoversi e come correttamente inquadrare la figura professionale che gli necessita.

Si consiglia, pertanto, alla luce dei nuovi ampliamenti normativi di porre particolare attenzione e procedere ad accurato approfondimento, prima di contrattualizzare figure professionali ai limiti di quanto normato, onde evitare di incorrere in sanzioni e/o rivendicazioni.

2020-02-03T12:08:55+00:00Categories: Diritto del lavoro, Newsletter|