{"id":4888,"date":"2021-03-18T16:05:56","date_gmt":"2021-03-18T16:05:56","guid":{"rendered":"https:\/\/avvocati-sl.it\/it\/?p=4888"},"modified":"2022-10-07T10:15:05","modified_gmt":"2022-10-07T10:15:05","slug":"la-diffamazione-aggravata-nellera-dei-social-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/avvocati-sl.it\/it\/newsletter\/la-diffamazione-aggravata-nellera-dei-social-media\/","title":{"rendered":"La diffamazione aggravata nell\u2019era dei social media"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"background-color: rgba(255,255,255,0);background-position: center center;background-repeat: no-repeat;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;margin-bottom: 0px;margin-top: 0px;border-width: 0px 0px 0px 0px;border-color:#eae9e9;border-style:solid;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last\" style=\"margin-top:0px;margin-bottom:20px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\" style=\"background-position:left top;background-repeat:no-repeat;-webkit-background-size:cover;-moz-background-size:cover;-o-background-size:cover;background-size:cover;padding: 0px 0px 0px 0px;\"><div class=\"fusion-text fusion-text-1\"><p style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno l\u2019<strong>affanno di apparire sui social network<\/strong> \u00e8 molto forte: secondo lo Studio Annuale sui Social Network elaborato dalla IAB Italiana, trascorriamo circa 37 ore a settimana connessi a Internet, circa il 22% del nostro tempo libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questo studio, la nostra vita sociale \u00e8 perlopi\u00f9 vincolata alle piattaforme dei social. Non sorprende dunque la portata dell\u2019utilizzo che facciamo di questi strumenti, soprattutto utili a lanciare messaggi, di ogni genere, alle persone che, come noi, usufruiscono di questo speciale spazio di condivisione multilaterale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo, ad oggi, quindi strettamente connessi a Internet e ai social network; essi fanno parte della nostra quotidianit\u00e0. Cos\u00ec come fanno parte della nostra routine quotidiana concetti come \u201cpostare\u201d o \u201ccommentare\u201d, lasciandosi, a volte, coinvolgere in discorsi e \u201cvirtuali\u201d conversazioni con soggetti potenzialmente irraggiungibili nella vita reale. Spesso, solo per andare incontro al desiderio di approvazione sociale e di apparire sui social network, cos\u00ec come affermato da un studio dell\u2019Universit\u00e0 del Messico sulla disabilit\u00e0 sociale. Questa ricerca afferma che pi\u00f9 che una distorsione, questa impellenza non \u00e8 altro che un bisogno di approvazione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tipo di <strong>bisogno che a volte, soprattutto negli ultimi anni, degenera<\/strong> tramutandosi in necessit\u00e0 di dare sfogo a sentimenti vili come l\u2019odio, alla base del quale c\u2019\u00e8 tanta frustrazione, che viene esternata attraverso, appunto, i social. La mancanza di un confronto vis-a-vis, infatti, sembrerebbe avvantaggiare molto questi comportamenti che spesso superando ogni limite, diventano addirittura perseguibili penalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non essendoci un confronto fisico, anche il timore delle conseguenze di questi comportamenti, sembrerebbe attenuato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece \u00e8 bene sapere che tipo di conseguenze questi atteggiamenti implichino. Essi integrano un reato proprio catalogato all\u2019interno del nostro sistema penale, quello della <strong>diffamazione previsto dall\u2019art. 595 c.p. co 3, il quale punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa minima di 516 Euro chiunque, offenda l\u2019altrui reputazione, comunicando con un mezzo di pubblicit\u00e0.<\/strong> Il fine che ha animato il legislatore nell\u2019adozione di quest\u2019articolo, \u00e8 quello di garantire la reputazione dell\u2019individuo, ovvero l\u2019onore, inteso come considerazione che il mondo esterno ha del soggetto in questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Serve ricordare che nel concetto di onore sono compresi le capacit\u00e0 morali, intellettuali, fisiche della persona e altre qualit\u00e0 che concorrono a definire il valore che l\u2019individuo ha all\u2019interno del suo ambiente sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019espressione \u201c<em>con qualsiasi altro mezzo di pubblicit\u00e0<\/em>\u201d rientra un numero molto ampio di varianti: per la giurisprudenza maggioritaria, anche un messaggio postato a un gruppo limitato di amici ha potenzialmente la capacit\u00e0 di raggiungere un numero vasto e indefinito di persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito di definire, come reati, questi commenti \u00e8 lasciato nelle mani della giurisprudenza, che negli ultimi anni ha avuto modo, purtroppo, di pronunciarsi sempre pi\u00f9 frequentemente in merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopraggiunge, a titolo di esempio, la <strong>diffamazione aggravata<\/strong> per chi attraverso un post offenda l\u2019ex compagno\/marito\/moglie accusandolo\/a di non contribuire al mantenimento dei figli, come affermato recentemente <strong>dal Tribunale di Torino (T. Torino n. 299\/2020).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La medesima condanna va poi comminata anche alla moglie separata che in <strong>bacheca Facebook, considerata luogo pubblico<\/strong> (<strong>la Corte di Cassazione con sentenza n. 37596 del 2014 <\/strong>ha ritenuto che il messaggio postato su bacheca Facebook, sia potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato di utenti che usufruiscono del social) insulti il marito qualificandolo come \u201c<em>un miserabile<\/em>\u201d bisognoso di cure psichiche (<strong>C. d\u2019appello di Cagliari n.257\/2020).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolare \u00e8 il caso di un utente che denigrando una professoressa sul piano famigliare, privato e lavorativo \u00e8 stato condannato quale ricercatore di \u201c<em>giustizia nel placet di un esercito virtuale di utenti<\/em>\u201d, come si legge nella sentenza del tribunale di Ascoli Piceno (<strong>T. Ascoli Piceno n. 90\/2020)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diffamatorio \u00e8 stato anche considerato il commento che identificava un giornalista quale un \u201c<em>pseudo giornalaio (\u2026) parlato per blaterare\u201d<\/em> poich\u00e9 esso \u00e8 commento atto a offendere e infangare la reputazione, offuscando il \u201c<em>patrimonio intellettuale, politico, religioso, sociale e ideologico<\/em>\u201d della persona offesa, cos\u00ec come stabilito dal <strong>Tribunale di Campobasso (T. Campobasso n. 43\/2020<\/strong>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reato quindi si configurer\u00e0 ogniqualvolta i messaggi utilizzati (o meglio pubblicati, nel nostro specifico caso) saranno atti a diffamare, disonorare, infamare, macchiare, screditare in modo oggettivo la vita altrui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aggettivo oggettivo non \u00e8 utilizzato in modo improprio: interessante, infatti, \u00e8 la sentenza della <strong>Corte di Cassazione n 17944\/2020<\/strong> che, al contrario, ha escluso la responsabilit\u00e0 penale per l\u2019utente che, all\u2019interno della piattaforma YouTube augurava ad un dottore, il quale aveva rilasciato un\u2019intervista critica sull\u2019omosessualit\u00e0, di avere figlie femmine lesbiche, augurandogli al contempo che le medesime sposassero dei gay. I giudici in questo caso hanno oggettivamente preso atto che questo tipo di eventualit\u00e0 nella realt\u00e0 non rivestirebbe un connotato dispregevole e quindi non avrebbe senso una condanna dell\u2019utente in questo senso. (Corte di Cass. 17944\/2020)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La persona diffamata<\/strong>, secondo la pi\u00f9 recente sentenza del <strong>Tribunale di Vicenza (T. Vicenza n. 1673\/2020) pu\u00f2 costituirsi parte civile nel processo penale o rivolgersi direttamente al Giudice civile<\/strong> per ottenere il risarcimento del danno morale da calcolare in via equitativa: per l\u2019offeso, non sar\u00e0 necessario dimostrare che la paternit\u00e0 del post \u00e8 del soggetto imputato, se lo stesso non solo lo ha dapprima firmato e diffuso su siti di libero accesso, ma anche ha poi provveduto a cancellarlo dai medesimi, cos\u00ec come specificato dalla Cassazione (<strong>Corte di Cass. 17944\/20209105\/2020<\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni il ricorso alla giustizia civile per cause di diffamazione, soprattutto a mezzo stampa, \u00e8 aumentato in misura significativa tanto da aver affiancato, se non in alcuni casi superato, lo strumento della querela e del procedimento in sede penale, all\u2019interno del quale il soggetto offeso avanza un\u2019apposita domanda, in sede di costituzione di parte civile, che consentir\u00e0 \u2013 una volta accertata la responsabilit\u00e0 penale dell\u2019imputato \u2013 di ottenere la condanna al risarcimento dei danni conseguenti alla commissione del reato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna ammettere, infatti, che nei casi concreti, la gran parte dei procedimenti penali si conclude con decreti di archiviazione, sentenze di assoluzione per mancanza di prove e di condanna a pene pecuniarie. Anche quando si arrivi ad individuare il colpevole e si giunga ad una sentenza definitiva di condanna, esistono poi realmente casi di soggetti che scontano una pena detentiva?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta dunque di affrontare la questione dell\u2019efficacia del sistema penale, da intendere come la possibilit\u00e0 di prevedere un sistema sanzionatorio maggiormente penetrante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, si potrebbe ipotizzare che, al fine di decongestionare il sistema penale, la diffamazione sul web potrebbe essere punita con una sanzione pecuniaria, da graduare a seconda dell\u2019intensit\u00e0 e gravit\u00e0 dell\u2019offesa arrecata: in pratica, si potrebbe prevedere un intervento legislativo volto alla depenalizzazione di talune fattispecie di diffamazione sul web, in favore di condanne pecuniarie pi\u00f9 concrete e tangibili per la parte offesa dalla concreta diffamazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/avvocati-sl.it\/it\/professionisti\/maria-cristina-bruni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Avv. Maria Cristina Bruni<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dott.ssa Marta Guidetti<\/strong><\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[72],"tags":[159,158],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v21.7 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La diffamazione aggravata nell\u2019era dei social media &#8211; Studio legale associato EurAmbrosiano<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Social network, comportamenti aggressivi possono dare luogo al reato di diffamazione previsto dall\u2019art. 595 c.p. co 3, il quale punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 o con la multa minima di 516 Euro chiunque, offenda l\u2019altrui reputazione, comunicando con un mezzo di pubblicit\u00e0\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/avvocati-sl.it\/it\/newsletter\/la-diffamazione-aggravata-nellera-dei-social-media\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La diffamazione aggravata nell\u2019era dei social media &#8211; 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